Dalla mobilità all’occupabilità: prospettive dall’Università di Bari

Abbiamo intervistato la dottoressa F. Valentina Cassano, Responsabile dell’Unità Mobilità Internazionale Outgoing, e la dottoressa Luisa Daniello, Responsabile dell’Unità Mobilità Internazionale Incoming dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

L’Università, attraverso un forte impegno nell’internazionalizzazione e nella mobilità, svolge un ruolo chiave nella promozione delle opportunità Erasmus+ per studenti e personale. Anche in collaborazione con EuGen – European Generation e nell’ambito di iniziative europee per la mobilità come EU4EU, l’Ateneo ha supportato e accompagnato un numero crescente di studenti e neolaureati verso esperienze internazionali in grado di rafforzarne il profilo professionale e l’occupabilità. Questa collaborazione evidenzia l’importanza di una cooperazione strutturata tra università, reti di mobilità e organizzazioni ospitanti per sostenere la transizione dei giovani verso il mondo del lavoro.

In questa intervista, condivide la sua prospettiva su come i laureati siano cambiati negli ultimi anni, sulle principali preoccupazioni dei giovani nell’ingresso nel mercato del lavoro, sulle misure adottate dall’Università per supportare questa transizione e sull’impatto concreto dei programmi europei, come Erasmus+, sui percorsi professionali.

Dal suo punto di vista, come sono cambiati i laureati nel corso degli anni?

La nostra esperienza mostra che, rispetto al passato, molti studenti oggi cercano attivamente di acquisire esperienze professionali già durante il percorso di studi, con l’obiettivo di rafforzare il proprio curriculum prima della laurea.

Abbiamo osservato un aumento significativo della partecipazione ai programmi di mobilità—in particolare Erasmus+ Traineeship—tra gli studenti triennali. Molti di loro possiedono già certificazioni linguistiche e hanno alle spalle esperienze internazionali precedenti.

I laureati di oggi tendono ad avere competenze interculturali più sviluppate, un orientamento più chiaro verso il mondo del lavoro e una grande familiarità con gli strumenti digitali. Inoltre, molti di loro hanno vissuto il periodo della pandemia da Covid-19 durante gli studi, sviluppando una maggiore dimestichezza con piattaforme online, strumenti collaborativi e ambienti di apprendimento digitali.

Quali sono le principali paure dei giovani nell’approccio al mercato del lavoro?

Gli studenti prossimi alla laurea sono fortemente motivati ad acquisire esperienze lavorative, sia in Italia sia, sempre più spesso, all’estero.

La principale preoccupazione riguarda la percezione di non essere sufficientemente preparati, in particolare rispetto alle competenze professionali, linguistiche e trasversali.

Allo stesso tempo, molti si interrogano sulla scelta tra rimanere nel proprio Paese o cercare opportunità all’estero, valutando fattori come prospettive di carriera, condizioni economiche e qualità della vita.

Rispetto alle generazioni precedenti, i giovani oggi attribuiscono maggiore importanza anche all’equilibrio tra vita professionale e personale. Oltre alla stabilità economica, cercano flessibilità, possibilità di lavoro da remoto e attenzione al benessere psicologico.

In che modo l’Università li supporta in questa transizione?

Negli ultimi anni, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha investito in modo significativo nelle opportunità di tirocinio per studenti e neolaureati.

Rispetto all’anno accademico 2019/2020, il numero di studenti che hanno partecipato a mobilità Erasmus+ Traineeship nel 2024/2025 è raddoppiato. Questo dato riflette un impegno istituzionale di lungo periodo nel promuovere la mobilità come elemento centrale del percorso formativo.

Queste opportunità sono sempre più connesse a iniziative europee strutturate come EU4EU, che consentono agli studenti di accedere a una rete ampia di organizzazioni ospitanti e di partecipare a processi di matching più trasparenti ed efficaci tra università e mondo del lavoro.

Le opportunità di mobilità sono aperte a tutti gli studenti, indipendentemente dal corso di studi o dal livello accademico, e sono riconosciute formalmente nei percorsi universitari, anche grazie all’aggiornamento del Regolamento Erasmus+ (2024).

Gli studenti sono inoltre supportati nella preparazione linguistica attraverso corsi e-learning gratuiti offerti dal Centro Linguistico di Ateneo, in collaborazione con il Centro per l’Apprendimento a Distanza, in cinque lingue ufficiali.

I programmi europei contribuiscono a migliorare l’occupabilità degli studenti?

I programmi di mobilità europea, come Erasmus+, hanno un impatto chiaro e misurabile sull’occupabilità dei laureati, evidenziando il ruolo della cooperazione europea nella costruzione di percorsi strutturati e accessibili tra istruzione e lavoro.

In questo contesto, iniziative come EU4EU rafforzano ulteriormente questo collegamento, facilitando il contatto diretto tra studenti, università e aziende a livello europeo e rendendo più concreta e accessibile la transizione verso il mercato del lavoro.

Spesso gli studenti iniziano con un’esperienza di mobilità per studio e successivamente proseguono con un tirocinio, spesso nella stessa destinazione. Questa continuità consente di valorizzare l’esperienza acquisita, rafforzare la conoscenza del contesto locale e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro.

In alcuni casi sono le stesse organizzazioni ospitanti a offrire opportunità di lavoro; in altri, sono gli studenti che, grazie alla rete e alla familiarità sviluppate durante la mobilità, attivano in modo autonomo il proprio ingresso nel mercato del lavoro.

Questo percorso è sempre più diffuso anche tra dottorandi e laureati specialistici che, grazie alla solida preparazione accademica, risultano particolarmente attrattivi per organizzazioni internazionali e spesso proseguono la propria carriera all’estero.

Una riflessione finale

A partire da queste evidenze, EuGen propone una riflessione sul ruolo della mobilità nel contesto europeo.

Sempre più spesso, per i giovani qualificati formati in Italia, le opportunità di lavoro più coerenti, valorizzate e meglio remunerate si trovano fuori dai confini nazionali. È il nodo del brain drain, che continua a interrogare il sistema italiano.

Ma la mobilità europea non è solo una dinamica di uscita. L’esperienza di EU4EU mostra come università e organizzazioni operino in un sistema di scambio, in cui ogni Paese è al tempo stesso contesto di invio e di accoglienza.

In questa prospettiva, la mobilità diventa circolare: non una perdita, ma un equilibrio dinamico. Se ben strutturata e supportata, può diventare un ponte concreto tra istruzione superiore e mercato del lavoro.

Rafforzare la cooperazione tra università, organizzazioni e reti europee come EU4EU—anche attraverso il lavoro di attori come EuGen – European Generation—è fondamentale per costruire percorsi di transizione più inclusivi, efficaci e sostenibili per i giovani in Europa.